Dopo la laurea, molti giovani vivono un senso di blocco e disorientamento. Tra aspettative familiari, confronti con i coetanei e ricerca di uno scopo, gestire lo smarrimento è possibile con un approccio più realistico e gentile verso sé stessi.

Redazione Course Clear
27 gen 2026
Lo spazio vuoto dopo la laurea
Nessuno ne parla davvero, ma dopo la laurea non arriva solo la libertà: arriva anche il vuoto. Quel periodo in cui le giornate sembrano sospese, e il mondo pretende da te una direzione chiara mentre tu stai ancora cercando di decifrare chi sei senza l’etichetta di “studente”.
In molti si sentono smarriti, ma non perché manchino capacità o idee. Il vero peso nasce dal contesto: genitori che si aspettano “il passo successivo”, amici che condividono sui social traguardi perfettamente incorniciati, e un algoritmo che ti mostra ogni giorno la carriera ideale di qualcun altro. In questo scenario, la sensazione di non essere “abbastanza veloci” diventa paralizzante.
Lo smarrimento post laurea non è un difetto da correggere, ma un passaggio da attraversare. E soprattutto, un’opportunità per costruire una consapevolezza più adulta del proprio ritmo.
Tra aspettative esterne e identità in costruzione
La difficoltà principale di questo momento non è scegliere cosa fare, ma imparare a mettere in discussione da dove vengono le aspettative.
Molti giovani inseguono carriere o scelte che non nascono da un reale desiderio, ma da un bisogno di rassicurare la famiglia o di non “rimanere indietro” rispetto ai coetanei. Ma costruire un percorso partendo da fuori — invece che da dentro — raramente porta stabilità.
Un approccio più sano parte da tre micro-passaggi:
Riformulare l’idea di successo. Invece di chiederti “che lavoro voglio”, chiediti “che tipo di vita quotidiana mi farebbe stare bene”. La carriera è un mezzo, non un fine.
Creare finestre di esplorazione protetta. Dedica piccoli intervalli (una settimana, un mese) per testare esperienze reali: stage, progetti, volontariato o freelance micro. Non devono essere perfette, ma servono a togliere dal piano ideale ciò che puoi comprendere solo agendo.
Rinegoziare il dialogo familiare. Le aspettative non si sfidano con il conflitto, ma con la narrazione. Spiega ai tuoi genitori — anche se non comprendono appieno — che stai cercando un percorso allineato ai tuoi valori, non solo un titolo o un contratto. La maturità nasce quando impari a sostenere la tua scelta, anche se non rispecchia quella immaginata da altri.
Infine, c’è il tema dei confronti sui social. I feed digitali amplificano la distorsione percettiva: vediamo gli altri nei loro picchi, non nei loro vuoti. Gestire questo fenomeno significa creare spazi di confronto realistico: parlare con persone reali, non confrontarsi con narrazioni editate. È così che lo smarrimento smette di essere un segnale di fallimento e diventa un sintomo di ricerca autentica.
Ritrovare ritmo prima di direzione
Non serve sapere subito dove andare. Serve allenarsi a restare in movimento, anche nei momenti di incertezza. Il post laurea, se vissuto con consapevolezza, è il laboratorio perfetto per imparare a gestire la pressione del “dover arrivare”.
Trovare il proprio ritmo non è restare fermi, ma procedere con intenzione anche quando la strada non è chiara.
La chiarezza, come la fiducia, non arriva tutta insieme: si costruisce camminando.
E forse il vero traguardo, oggi, non è avere un piano impeccabile, ma imparare a stare dentro l’imperfezione con lucidità, dignità e curiosità.
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