Guida semplice e concreta al modello GROW (Goal, Reality, Options, Will), lo strumento base del coaching. Come applicarlo da soli o con il proprio team per chiarire obiettivi, analizzare la situazione, generare alternative e impegnarsi in un piano d’azione reale.

Redazione Course Clear
30 dic 2025
Perché il modello GROW è così usato
Il modello GROW è uno dei framework più diffusi al mondo per guidare conversazioni di coaching, perché offre una struttura semplice ma solida per passare dal problema all’azione concreta. Nasce in ambito coaching e leadership, ma oggi viene usato anche per auto-riflessione, sviluppo competenze e gestione dei team, proprio perché è abbastanza intuitivo da essere applicato anche senza un coach professionista. L’idea centrale è accompagnare una persona (o un gruppo) attraverso quattro passaggi logici: chiarire dove vuole arrivare, capire dove si trova ora, esplorare alternative e trasformare le opzioni in impegni specifici.
Il modello GROW spiegato facile, passo per passo
Il nome GROW è un acronimo: Goal, Reality, Options, Will. Ogni fase ha una funzione precisa e domande chiave che puoi usare sia per te stesso, sia con il tuo team. Non è un processo rigidissimo: in pratica ci si muove avanti e indietro tra le fasi, ma mantenerle in mente aiuta a non perdersi e a non restare bloccati nella sola analisi del problema.
1. G come Goal: dove vuoi davvero arrivare
La prima tappa è definire l’obiettivo, cioè il risultato che vuoi ottenere o la decisione che vuoi riuscire a prendere. In molti contesti si consiglia di rendere questo obiettivo il più concreto possibile: chiara definizione, tempi, criteri per capire se è stato raggiunto, e coerenza con ciò che per te è importante nel medio-lungo periodo. Per il self-coaching, può essere utile chiedersi non solo “qual è il mio obiettivo?”, ma anche “perché mi importa davvero?” e “che cosa cambierà in pratica nella mia vita o nel mio lavoro se ci arrivo?”.
2. R come Reality: cosa sta succedendo davvero adesso
La fase Reality serve ad analizzare la situazione attuale: vincoli, risorse, fatti, ma anche percezioni e convinzioni che ti porti dietro. Nella pratica di coaching, questa parte è fondamentale per distinguere tra dati oggettivi e interpretazioni, e per mettere a fuoco quali elementi sono sotto il tuo controllo e quali no. In ottica self-coaching, puoi usare questa fase per fare un inventario onesto: quali competenze hai, quali risultati hai già ottenuto, quali ostacoli ricorrono, che ruolo giocano il contesto aziendale o il team nelle difficoltà che stai vivendo.
3. O come Options: quali strade sono davvero sul tavolo
Una volta chiarito l’obiettivo e fotografata la realtà, si passa alla generazione di possibili opzioni, cioè i diversi modi per muoverti verso quello che vuoi ottenere. Qui il punto non è scegliere subito, ma allargare il campo: soluzioni convenzionali, ipotesi più creative, piccole sperimentazioni a basso rischio che ti permettono di testare direzioni diverse. Dal punto di vista della ricerca sul coaching, questa fase è collegata allo sviluppo di senso di autoefficacia, perché spostarsi dal “non ho scelta” al “esistono più possibilità” aiuta le persone a sentirsi meno bloccate e più capaci di influenzare i risultati.
4. W come Will: che cosa farai davvero, e quando
L’ultima fase trasforma l’esplorazione in impegno concreto: decidere quali opzioni mettere in pratica, definire passi specifici e tempi, chiarire come monitorerai i progressi. Alcune estensioni del modello includono qui anche domande su come gestirai gli ostacoli probabili e come ti rimetterai in pista se qualcosa va storto, proprio per sostenere il cambiamento nel tempo. La ricerca e la pratica sul campo indicano che questo passaggio di “contratto con se stessi” aumenta la probabilità che il piano venga davvero eseguito, soprattutto se l’impegno viene reso visibile (per esempio condividendolo con un collega o con il team).
5. Perché il GROW è considerato così “evergreen”
Diversi autori e contributi professionali sottolineano che il GROW continua a essere usato dopo decenni perché coniuga semplicità e flessibilità: è abbastanza strutturato da dare una direzione, ma abbastanza aperto da adattarsi a contesti diversi, dai colloqui manageriali alla crescita personale. Alcune ricerche che hanno provato varianti del modello (come GROWS, con un’attenzione aggiuntiva alla capacità di riprendersi dagli ostacoli) trovano che questa logica di fasi progressive aiuti le persone non solo a definire obiettivi, ma a mantenere la motivazione e la fiducia mentre li perseguono. In molte organizzazioni, viene utilizzato anche come linguaggio comune tra manager e collaboratori, proprio perché offre una griglia condivisa per discutere performance, sviluppo e decisioni difficili senza cadere in conversazioni vaghe.
Come portare il GROW nella tua vita e nel tuo team
Come strumento di self-coaching, il modello GROW ti permette di creare momenti di riflessione strutturata su decisioni complesse, evitando di restare intrappolato in ruminazioni astratte o in un flusso continuo di “pro e contro” non organizzati. Usato con un team, offre una cornice trasparente per parlare di obiettivi, responsabilità, margini di manovra e impegni concreti, riducendo ambiguità e favorendo il senso di partecipazione ai risultati. La forza di questo modello “evergreen” sta proprio nel fatto che non richiede strumenti speciali: bastano tempo, domande oneste e la disponibilità a trasformare la consapevolezza in azioni osservabili, un passo alla volta.
DATI CHE CONTANO, IDEE CHE SERVONO
Trend, dati e casi concreti ogni settimana. Ricevi insight utili su mercato del lavoro, cambiamenti sociali, articoli del blog e studi di ricerca selezionati.



