Managing Up: l’arte di gestire il proprio capo (senza farlo sentire gestito)

Managing Up: l’arte di gestire il proprio capo (senza farlo sentire gestito)

Managing Up: l’arte di gestire il proprio capo (senza farlo sentire gestito)

Gestire il proprio manager è una competenza, non un atto di ribellione. Il “managing up” è la capacità di guidare le comunicazioni con un capo disorganizzato, confuso o troppo pressante. Scopri come dire “la scadenza è impossibile” senza scontro, ma con assertività ed efficacia.

Redazione Course Clear

17 dic 2025

Managing Up

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Giovane manager circondata da colleghi che le porgono documenti e raccoglitori, immagine di sovraccarico di richieste e importanza di gestire il capo con assertività.
Giovane manager circondata da colleghi che le porgono documenti e raccoglitori, immagine di sovraccarico di richieste e importanza di gestire il capo con assertività.
Giovane manager circondata da colleghi che le porgono documenti e raccoglitori, immagine di sovraccarico di richieste e importanza di gestire il capo con assertività.

Gestire chi ti gestisce: la nuova competenza invisibile

“Managing Up” è la competenza più sottovalutata del mondo del lavoro moderno.
Non si tratta di ribellione né di manipolazione, ma di una forma di leadership verso l’alto: sapere come comunicare con un responsabile in modo da guidarlo — quando serve — senza metterlo sulla difensiva.

Il trend è esploso online con centinaia di creator che insegnano come “proteggersi dai capi tossici o disorganizzati”. Non è solo sfogo generazionale, ma un’evoluzione psicologica del lavoro: le persone non vogliono più subire cattiva gestione, vogliono poter interagire con intelligenza e limiti sani.

Ecco perché oggi gestire il capo non è audacia, ma sopravvivenza professionale.
Questo articolo è una guida pratica per farlo: come dire “questa scadenza è impossibile”, come correggere un errore del manager, e come impostare confini chiari senza incrinare il rapporto.

Comunicare assertività senza aggressività

Ogni tipo di manager richiede un approccio specifico. Il responsabile iperattivo che cambia priorità ogni ora ha bisogno di struttura scritta. Quello assente delega ma non decide: serve sintesi estrema e proattività. Il controllante vuole approvazione su ogni dettaglio: rassicuralo con aggiornamenti frequenti. L'impulsivo decide a pancia: anticipa con alternative pronte.

Osservare il profilo del tuo manager è il primo passo. Una volta capito come funziona, puoi calibrare ogni intervento.

Dire "non si può fare" non funziona mai. Invece riformula ogni obiezione come proposta concreta. Quando una scadenza è impossibile, prova: "Per mantenere la qualità del risultato, servono almeno due giorni aggiuntivi oppure una riduzione del perimetro". Quando arrivano task extra senza risorse: "Attualmente sto finalizzando X e Y: quale preferisci sospendere per dare spazio a questa nuova attività?".

Se le indicazioni sono confuse, chiedi conferma così: "Per chiarire, intendi includere anche la parte Z oppure mi concentro solo su X e Y?". Per richieste irrealistiche: "Se l'obiettivo è entro venerdì posso fornire una versione ridotta. Per quella completa servono altri tre giorni".

La chiave è trasformare la negazione in gestione delle scelte: invece di opporti, offri opzioni con conseguenze chiare. Il messaggio passa, ma l'autorità del capo resta intatta.

Per email che fissano paletti senza tensioni, usa sempre oggetto precisi come "Allineamento tempi progetto X". Nel corpo spiega la situazione, proponi due alternative concrete e chiudi confermando l'ipotesi di lavoro: "In attesa di conferma, proseguo con la prima opzione".

Per gestire richieste improvvise: "Ho ricevuto la nuova attività. Al momento sto chiudendo il progetto principale entro data X. Confermi se sospendo temporaneamente il resto?". Per consolidare accordi verbali: "Riepilogo quanto deciso oggi: punto uno, punto due, punto tre. Se ho interpretato male qualcosa fammi sapere".

Questi modelli spostano la conversazione dal reattivo al collaborativo. Non correggi, allinei. Non protesti, ottimizzi.

Un manager caotico va educato offrendo struttura come servizio, non come critica. Invece di dire "decidiamo una volta per tutte le scadenze", scrivi "Ti invio un calendario per tenerci allineati". Invece di lamentarti dei numeri diversi ogni volta, proponi "Aggiorno questa dashboard così abbiamo sempre la stessa base dati".

Più la tua proposta suona utile a entrambi, più viene accettata anche da chi evita feedback diretti.

Ricorda il principio del dialogo asimmetrico: lo sbilanciamento di potere esiste, ma puoi crearne equilibrio. Spiega sempre il perché delle tue proposte per apparire strategico. Scrivi tutto ciò che vuoi tracciato. E accetta che educare un capo è un percorso di mesi, non di singole email. Serve coerenza, tono neutro, capacità di anticipare.

Donna in tailleur seduta alla scrivania con il laptop, che si massaggia la fronte per la stanchezza, rappresentazione della pressione di scadenze impossibili.
Donna in tailleur seduta alla scrivania con il laptop, che si massaggia la fronte per la stanchezza, rappresentazione della pressione di scadenze impossibili.
Donna in tailleur seduta alla scrivania con il laptop, che si massaggia la fronte per la stanchezza, rappresentazione della pressione di scadenze impossibili.
Manager in giacca che indica lo schermo del laptop a una giovane professionista seduta, visibilmente stressata, simbolo di capo pressante e necessità di managing up.
Manager in giacca che indica lo schermo del laptop a una giovane professionista seduta, visibilmente stressata, simbolo di capo pressante e necessità di managing up.
Manager in giacca che indica lo schermo del laptop a una giovane professionista seduta, visibilmente stressata, simbolo di capo pressante e necessità di managing up.

Leadership silenziosa verso l'alto

Il managing up non salva solo le tue giornate: migliora l'intero sistema rendendolo più prevedibile ed efficace. Scegli lucidità invece di frustrazione, professionalità invece di sfinimento.

Anche con un capo imperfetto, puoi modificare radicalmente la qualità delle interazioni e quindi dei tuoi risultati. Chi padroneggia questa competenza naviga le organizzazioni senza diventare vittima del caos e impara prima degli altri il linguaggio della vera leadership.

Educare il proprio manager non è ribellione. È la maturità professionale che distingue chi subisce il lavoro da chi lo plasma.

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Donna sorridente con le braccia conserte in primo piano, con un gruppo di colleghi al lavoro in ufficio sullo sfondo.
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