In questa intervista Silvia Lombardo, coach di CourseClear, spiega perché la buona volontà è solo un ingrediente del cambiamento e perché il coaching aiuta a trasformare azioni e abitudini per ottenere risultati concreti.

Redazione Course Clear
2 dic 2025
Perché parlare di buona volontà non basta
Molte persone pensano che, per cambiare qualcosa nella propria vita o nel lavoro, basti metterci più impegno e stringere i denti. Eppure, ci sono momenti in cui, nonostante tutti gli sforzi, i risultati non arrivano e la frustrazione aumenta. In questa intervista, una coach di CourseClear spiega perché la buona volontà è solo un ingrediente del cambiamento e che ruolo ha davvero il coaching in questo processo.
Intervista a Silvia Lombardo: cosa fa davvero un coach
Silvia, spesso si sente dire che alla fine basta la buona volontà per migliorare o raggiungere i propri obiettivi. È davvero così?
È una frase che si sente spesso: “alla fine basta impegnarsi”. Responsabilità personale e impegno sono fondamentali, ma nel coaching da soli non bastano. Quando qualcosa non funziona, non è sufficiente “fare di più”: serve iniziare a fare le cose in modo diverso.
Cosa intendi, concretamente, con “fare in modo diverso”?
Tendiamo a ripetere gli stessi schemi: pensieri abituali, strategie che conosciamo, soluzioni che rientrano nel nostro campo d’azione. È come essere a teatro con solo una parte del palco illuminata: guardiamo sempre lì e ci dimentichiamo che esiste il resto della scena. Il coach lavora proprio su questo: aiuta ad ampliare il “fascio di luce”, ad allargare lo sguardo e a considerare possibilità che da soli non vedremmo.
In che modo il coach aiuta ad ampliare questo “palco” interiore?
Attraverso domande mirate ed esercizi specifici, il coach facilita il cliente nell’esplorare nuove strategie e nuovi punti di vista. In questo processo, accompagna la persona nel trasformare convinzioni limitanti in idee più potenzianti, modificando alcune abitudini e aiutandola a uscire gradualmente dalla propria zona di comfort.
Una volta che il cliente ha acquisito una nuova consapevolezza, cosa succede dopo?
La consapevolezza da sola non basta: va tradotta in azione. Il coach supporta il coachee nel “mettere a terra” ciò che ha capito, definendo azioni concrete e strategie da testare nella vita reale. Quando queste nuove azioni vengono agite e ripetute, iniziano a modificare comportamenti e atteggiamenti, aprendo strade e possibilità che prima non erano nemmeno considerate.
Quindi, tornando alla domanda iniziale: serve davvero il coaching o basta la buona volontà?
La buona volontà è indispensabile, è il motore di partenza, ma non basta da sola. Il coaching aggiunge metodo, consapevolezza e un confronto guidato che permette di cambiare davvero modo di agire, non solo di impegnarsi di più. È questa combinazione che rende possibile un cambiamento più profondo e sostenibile nel tempo.
Quando ha senso chiedere supporto a un coach
Chiedere il supporto di un coach ha senso proprio quando ci si rende conto che, nonostante impegno e buona volontà, si continua a ripetere gli stessi schemi e a ottenere gli stessi risultati. In quei momenti, avere al proprio fianco una figura che aiuta a vedere alternative, strutturare azioni diverse e sostenerle nel tempo può fare la differenza tra restare fermi e aprire davvero nuove possibilità. Se la buona volontà è il carburante, il coaching è la guida che permette di usarlo per andare in una direzione più consapevole.
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