Un approfondimento sulla realtà del mercato del lavoro italiano, dove le competenze tecniche vengono acquisite soprattutto in azienda e non all’università, rischiando di creare un divario professionale che si aggrava con l’età.

Redazione Course Clear
11 nov 2025
La mancanza di formazione universitaria e il ruolo delle aziende
In Italia, molti professionisti raccontano di aver acquisito le competenze tecniche soprattutto sul campo, piuttosto che tramite percorsi universitari. Le università, infatti, spesso offrono programmi non aggiornati o poco pratici rispetto alle reali esigenze del lavoro, costringendo gli studenti a cercare formazione alternativa. Questo fenomeno è confermato da analisi sul sistema scolastico e formativo italiano che evidenziano un gap significativo nelle competenze digitali e tecniche di base, con oltre il 54% della popolazione tra 16 e 74 anni priva di competenze digitali di base, ben al di sopra della media europea (44%)
La conseguenza: un gap che si amplifica con il tempo
Chi si affaccia al mondo del lavoro italiano e anche chi è già parte del mercato, spesso a 40 anni si ritrova con un serio gap formativo rispetto alle tecnologie e metodologie più recenti. Le lacune iniziano già nell’ambito scolastico, come confermato da studi sulla scuola secondaria italiana, che evidenziano divari educativi marcati dipendenti da provenienza sociale e territoriale, che si trascinano negli anni successivi causando ritardi e dispersione.
Questa situazione si riflette nel mondo del lavoro: molti professionisti rimangono isolati nell’autoapprendimento, spesso senza un supporto strutturato. Di conseguenza, il divario tra competenze richieste e competenze possedute tende ad aumentare con il passare degli anni.
La responsabilità delle aziende e le criticità del sistema
Molte aziende italiane, consapevoli di questa lacuna formativa, si trovano nelle condizioni di dover formare internamente i propri dipendenti. Tuttavia, il livello di investimento nella formazione è spesso disomogeneo: alcune realtà organizzano programmi strutturati con mentorship, altre si limitano ad affidarsi alla volontà del singolo di aggiornarsi autonomamente.
Il risultato è che molti professionisti sono lasciati a doversi formare in autonomia, con modalità spesso frammentarie e non sempre efficaci. Questo modello rischia di frenare la crescita professionale e la competitività delle imprese italiane nello scenario globale.
La sfida di un sistema formativo che non funziona
Il sistema formativo italiano mostra segnali di criticità nell’allineare domanda e offerta di competenze: nonostante un aumento dell’occupazione giovanile, c’è un disallineamento tra le competenze acquisite e quelle richieste dal mercato, soprattutto in ambito tecnologico.
Per affrontare questa sfida, è necessario un rafforzamento dei percorsi di formazione continua, una collaborazione più stretta tra università e aziende, e un investimento maggiore in programmi pratici e innovativi che coinvolgano studenti e professionisti a ogni livello.
Verso un futuro di maggiore consapevolezza e aggiornamento
La chiave per superare questo gap formativo risiede nella promozione dell’apprendimento permanente e nell’adozione di modelli formativi flessibili e accessibili. Solo così si potrà garantire ai professionisti italiani, giovani e meno giovani, di restare aggiornati e competitivi.
La sinergia tra istituzioni, sistema educativo e imprese sarà fondamentale per costruire un sistema più equo e funzionale, capace di ridurre i divari esistenti e di valorizzare il capitale umano nel contesto tecnologico in continua evoluzione.
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