Nel mondo del lavoro ipercompetitivo, credere ciecamente in sé stessi non è follia: è strategia. Il trend “Delulu is the Solulu” celebra l’autostima radicale come antidoto alla Sindrome dell’Impostore e come chiave per osare di più — soprattutto quando ti senti “non ancora pronto”.

Redazione Course Clear
18 dic 2025
Dal sogno al delirio (in senso buono)
“Delulu is the Solulu” è una delle frasi più virali del web nel 2025. Tradotta liberamente: se sei un po’ delirante, troverai la soluzione.
È l’ironia con cui la Gen Z ridisegna il concetto di autostima: non più come equilibrio sereno, ma come atto di fede personale.
In un mondo in cui tutto sembra chiederti conferme continue — portfolio, referenze, validazioni pubbliche — questa filosofia suggerisce l’opposto: crediti anche quando non hai ancora le prove.
Non si tratta di mentire a sé stessi, ma di anticipare mentalmente il successo come se fosse già tuo, perché quella convinzione iniziale diventa la leva che ti muove in avanti.
Dietro un linguaggio apparentemente ironico si nasconde una verità psicologica potente: un pizzico di delusione positiva è ciò che serve per bilanciare anni di iper-criticità, autocontrollo e paura di non essere “abbastanza”.
Autostima radicale: un antidoto alla paura di osare
1. Quando “non sentirsi pronti” diventa una trappola
Chi vive la Sindrome dell’Impostore tende a sopravvalutare gli altri e a sottovalutare se stesso. Ogni obiettivo viene percepito come “troppo presto”, “troppo in alto”, “non ancora meritato”.
Il paradosso è che spesso sono proprio le persone più competenti a sentirsi meno pronte: si fermano prima di candidarsi, prima di parlare, prima di proporsi.
E qui entra in gioco il “Delulu”: quel piccolo scarto di autostima non ancora giustificata, ma necessaria.
Essere “delulu” non significa negare la realtà, ma scegliere di abitare una versione potenziante di sé anche quando la realtà ancora non la conferma.
2. La psicologia dietro il “fake it until you make it”
Tutto ruota intorno a un concetto concreto: self-efficacy, o percezione delle proprie capacità.
La psicologia cognitiva mostra che le convinzioni sulle proprie competenze influenzano direttamente la performance (Bandura docet). Se credi di poter affrontare una sfida, i tuoi comportamenti (voce, decisioni, linguaggio corporeo, soluzioni) si allineano a quella convinzione.
Chi applica il “fake it until you make it” in modo sano non finge, simula mentalmente un futuro possibile fino a renderlo familiare.
Il cervello non distingue troppo tra “sto davvero facendo questa cosa” e “mi sto immaginando di farla con successo”: la ripetizione mentale attiva le stesse aree neuronali dell’azione reale.
Essere “delulu”, in questo senso, è un allenamento psicologico alla fiducia.
3. Essere delusional vs essere inconsapevoli
Il confine, però, è sottile.
Autostima radicale non significa arroganza o fuga dalla realtà: si tratta di estendere il proprio margine di possibilità, non di negare i limiti.
L’arroganza dice: “Non ho nulla da imparare.”
L’autostima radicale dice: “Posso imparare qualsiasi cosa, se decido di entrarci.”
Il punto è accettare che nella fase iniziale di crescita — quando inizi a candidarti per una posizione senior, a lanciare un progetto, o a gestire un team — nessuno si sente davvero pronto.
Essere “delulu” è riconoscere che il coraggio viene prima della competenza, e la padronanza solo dopo.
4. Tecniche pratiche per allenare la “Delulu Mindset”
Puoi coltivare una forma di autostima radicale senza scadere nel narcisismo. Ecco alcuni esercizi pratici:
La scheda degli incredibili.
Crea una lista privata di traguardi già raggiunti che avevi sottovalutato all’inizio (anche piccoli). È una prova tangibile contro la voce interiore che dice “non sei in grado”.Visualizza in dettaglio, non in sogno.
Immagina te stesso in un momento di successo concreto (una presentazione, una negoziazione, un colloquio) e descrivi passo per passo cosa succede. La mente si abitua alla scena, riducendo ansia da performance.Riformula la paura.
Quando pensi “non sono qualificatə”, sostituisci con “sto entrando in un’area dove posso crescere”: sposti il focus dalla carenza all’espansione.Cerca micro-evidenze, non conferme assolute.
Non serve sentirsi “completamente pronti”: basta un indizio (una skill, un feedback, un’esperienza rilevante) per poterti dire “posso provarci”.
5. La regola del 80%
Molti professionisti — soprattutto donne e giovani candidati — si candidano a una posizione solo se si riconoscono nel 100% dei requisiti. Gli studi mostrano che gli uomini lo fanno già al 60%.
La mentalità “Delulu” si colloca a metà strada: candidati quando hai almeno l’80% delle competenze. Il resto puoi impararlo. Nessuna job description è scritta con precisione chirurgica: è un ritratto ideale, non una barriera di ingresso.
L’autostima radicale è la spinta che ti permette di inviare quella candidatura “troppo ambiziosa” e scoprire che, in realtà, non lo era affatto.
Essere un po’ “delulu” è una forma di lucidità
In un sistema che premia chi osa, mantenere un eccesso di realismo può diventare un freno.
Il “Delulu is the Solulu” non invita a vivere fuori dalla realtà, ma a pensare come se la versione migliore di te fosse già qui — e a comportarti di conseguenza.
Chi resta ancorato all’idea di “non essere pronto” si autocensura. Chi accetta di essere un po’ visionario apre spazi che prima non esistevano.
Nel lavoro come nella vita, non serve essere pronti per cominciare: serve cominciare per diventare pronti.
Essere “delulu”, nel senso migliore, significa assumersi il rischio di credere in sé stessi prima che lo facciano gli altri. Perché il successo, come ogni realtà possibile, ha sempre bisogno di un piccolo atto di fede per nascere.
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